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Intervista a Priya Sharma

Vi presentiamo oggi un’interessante intervista di Laura Sestri alla scrittrice Britannica Priya Sharma, recentemente pubblicata in Italia da Edizioni Hypnos con il romanzo breve Ormeshadow.

Priya Sharma è una scrittrice britannica che inizia la carriera letteraria nel 2004 nell’ambito della speculative fiction. Nel 2018 esce All the Fabulous Beasts che raccoglie alcune delle sue storie (di cui due fino ad allora inedite) pubblicate nel corso di un decennio in diverse riviste e antologie come Interzone, Black Static, Albedo One and Tor.com. Edita dalla Undertow Publications, All the Fabulous Beasts si posiziona subito nella Locus Recommended Reading List, per poi aggiudicarsi lo Shirley Jackson Award e successivamente il British Fantasy Award. La raccolta è in arrivo anche in edizione italiana per i tipi di Moscabianca Edizioni, con traduzione di Lucrezia Pei (già tradotto invece il racconto eponimo “Bestie Favolose”, contenuto in Molotov Magazine 2, Independent Legions 2020).

Dalla scrittura elegante e a tratti poetica, i racconti di All the Fabulous Beasts si prestano a una lettura lenta e meditata. Si tratta di storie che hanno temi come la diversità, la ricerca d’identità, la sopravvivenza, i rapporti interpersonali, l’essere genitori, il senso di colpa. Il concetto profondo di “mostruosità” ha uno spettro assai ampio, che include la diversità animale e la bestialità umana. I protagonisti hanno un profondissimo legame o con rettili o con gli uccelli, o con gli insetti o con le creature del mare. Vengono spesso affrontati temi sociali importanti che sono poi catapultati in una dimensione “ai margini della realtà”, nel senso ampio di questa espressione. 

Anche la sua prima novella, Ormeshadow (Tor.com 2019), vince lo Shirley Jackson Award nonché il British Fantasy Award, si aggiudica una nomination ai This is Horror Awards e viene anch’essa raccomandata dalla Locus Reading List. Tradotta in francese da Anne-Sylvie Homassel per Le Bélial, la novella è risultata finalista al Grand Prix de l’Imaginaire 2022. 

La sua edizione italiana a cura delle Edizioni Hypnos (traduzione di Elena Furlan) è stata presentata in anteprima all’edizione 2022 di Stranimondi, dove Priya Sharma è stata Ospite d’Onore. 

Ormeshadow, ambientata in Inghilterra in epoca vittoriana, è la storia di formazione di Gideon Belman, il suo giovane protagonista, che si ritrova d’improvviso costretto a lasciare la sua tranquilla vita a Bath per trasferirsi insieme al padre John e alla madre Claire a Ormeshadow, un luogo intriso di miti e leggende: l’Orme, un drago sepolto e addormentato, pervaso da sogni di risentimento, di gelosia e di morte si prepara al risveglio. O così almeno dicono le leggende. 

Una storia di formazione, dunque, all’interno di una saga familiare che, a poco a poco, si svela al lettore con tutti i suoi risvolti magici e realistici. Grazie a una scrittura che “rivela senza dire”, Priya Sharma ci offre personaggi a tutto tondo, complessi e profondi, affrontando temi attuali e importanti con l’innata sensibilità che abbiamo imparato a conoscere grazie alle sue bellissime storie.

Qui di seguito un’intervista a Priya Sharma dopo la sua recente esperienza a Stranimondi.

Che cosa ha ispirato e come descriveresti Ormeshadow?

Ormeshadow tratta di una saga familiare storica con un tocco di fantasy. Un ragazzo di nome Gideon si trasferisce con la famiglia dalla città in cui viveva in una fattoria in campagna dove incontra lo zio paterno. È una storia che racconta di una famiglia disfunzionale e di cantastorie. Suo padre gli narra le leggende sull’Orme, un lembo di terra al quale la famiglia è legata. 

Il libro è ispirato a un affioramento in Galles denominato The Great Orme, non distante dal luogo in cui vivo. Orme è la parola norrena per “drago”. È una terra dal paesaggio bellissimo e mi ha suggerito l’idea di un drago dormiente che diviene l’amico fidato di un ragazzino infelice. Amo quando le storie possiedono un forte attaccamento ai luoghi e in questo caso l’idea è maturata nella mia testa a tal punto da divenire un personaggio a pieno titolo. 

Crescendo, ho letto molte opere di Thomas Hardy. Le sue storie, che scrisse sul finire del 1800, intrise dell’oscurità e della privazione della vita rurale, sono molto cupe e respingono l’idea dell’idillio pastorale inglese. Ho tenuto fortemente che il libro non presentasse la vita di campagna in modo idealizzato.


Gideon è il protagonista di Ormeshadow. Sebbene la storia non sia narrata in prima persona, seguiamo la narrazione e tutti gli eventi dal suo punto di vista. Ci puoi parlare di questa scelta?

Il libro segue la vita di Gideon dall’infanzia fino a che non diviene un giovane uomo. Mi interessava riuscire a scrivere in maniera accurata ciascun periodo della sua vita ma, ancor più importante, volevo includere dettagli di quel che avveniva tra gli adulti intorno a lui che un bambino potrebbe non cogliere. Volevo anche trasmettere la sensazione che stiamo guardando lui e le sue esperienze attraverso qualcosa di ben più grande. Forse, proprio dall’Orme.

Sia in All the Fabulous Beasts che in Ormeshadow troviamo personaggi femminili molto forti che, loro malgrado, hanno imparato ad affrontare le difficoltà. In Ormeshadow, Claire è uno di questi. Puoi parlarci di questi personaggi, in particolare di Claire in confronto magari con Maud, e del perché è stato importante per te mettere in luce questi aspetti?

Claire è la madre di Gideon e Maud è sua zia, avendo quest’ultima sposato Thomas, lo zio di Gideon. Entrambe le donne sono soffocate dalle circostanze e volevo soffermarmi su come le donne di quel periodo fossero spesso limitate.

Claire è una donna di talento che, in un’altra epoca, sarebbe stata in grado di essere indipendente grazie alla sua abilità nel cucire. È arrabbiata per la sua mancanza di scelte, inclusa quella di essere un genitore, perché le manca l’istinto materno. Riversa la sua rabbia sul marito John e su Gideon, che è così simile al padre.

Una volta arrivata alla fattoria, Claire vuole fare amicizia con Maud, e infatti vediamo che questo legame inizia a svilupparsi per poi venire bloccato da Thomas, il quale non ritiene che le due donne debbano essere amiche. Thomas divide e sottomette.

Claire è una donna passionale, con un’idea molto diversa su come si debba esprimere l’amore verso il marito. Maud invece è forte ma più tranquilla. Ha una vita molto dura e ha avuto molte perdite. Ha imparato ad aggirare il comportamento volubile e violento di Thomas per tentare di far stare tutti al sicuro. È sola, ha cresciuto lei i figli e ha aiutato a portare avanti la fattoria. Le manca l’amicizia femminile. È anche gentile: accoglie Gideon e i suoi genitori a braccia aperte. Ed è gentile anche con quelle donne del villaggio considerate “disonorate”. 

Cosa puoi dirci in merito ai personaggi maschili John e Thomas?

Il conflitto tra i due fratelli guida la trama. A John era stato consentito di seguire la sua ambizione di divenire uno studioso, lasciando quindi che Thomas badasse ai genitori e si occupasse della fattoria. Quando poi, anni dopo, John fa ritorno dopo aver abbandonato la propria carriera, il risentimento di Thomas trabocca.

John è il più tranquillo tra i due. È ponderato ed è un cantastorie di talento. Non è particolarmente prolisso ed espansivo nei sentimenti, cosa che provoca argomenti di discussione nel suo matrimonio con Claire. Thomas, al contrario, è imprevedibile e passionale, ma è anche crudele e violento. Sembra avere più a cuore i propri cani che non la propria famiglia. 

John e Thomas sono due facce di una stessa medaglia. Entrambi sono intelligenti e capaci ma solo a uno è consentito di seguire i propri sogni. L’aspetto triste è che la persona che Thomas amava di più era suo fratello e si è sentito quindi tradito quando se n’è andato.

Le tue storie tendono in generale ad avere uno stretto legame con rettili, uccelli, insetti o creature del mare. Perché è importante per te questo aspetto?

I racconti di All the Fabulous Beasts hanno come tematiche la trasformazione e la mostruosità, strumento per esplorare l’altro, l’abuso, la disabilità, la malattia, la fertilità e la disfunzione familiare. Gli animali sono un modo di esprimere questa diversità ma anche la nostra vera natura. La trasformazione può riflettere la libertà di essere chi siamo realmente. D’aiuto è anche il fatto che gli animali sono affascinanti nel loro comportamento, nella loro fisiologia e nella loro anatomia in confronto alla nostra. Vorrei suggerire a tutti il documentario su Netflix My Octopus Teacher. Il mio racconto preferito è “La sposa della tigre” tratto da La camera di sangue di Angela Carter. L’autrice esplora desiderio e sessualità rovesciando la Bella e la Bestia.

Le tue storie sono in grado di suscitare sentimenti molto forti nel lettore. Come riesci a creare questa tensione emotiva? In che modo il tuo lavoro di medico ti è d’aiuto in questo processo?

“Niente lacrime nella scrittura, niente lacrime nel lettore” ha detto Robert Frost.

Grazie. È così che spero di scrivere. Come lettrice, mi faccio entusiasmare dalle idee ma quel che poi ricordo maggiormente di un libro è come mi ha fatto sentire. Cerco di trasferire sulla pagina i miei sentimenti, anche se si trasformano nell’azione della scrittura. Tengo ai miei personaggi anche quando non mi piacciono.

Essere un medico di base è un privilegio. Ti prendi cura delle persone quando sono al massimo della loro vulnerabilità. Scrivere ed essere un medico possiedono il medesimo insieme di competenze: necessità di osservazione, curiosità ed empatia. 

Come descriveresti il tuo processo creativo e quali sono gli aspetti più importanti che tieni a mente quando scrivi?

Quando inizio un progetto, butto giù tutto quel che ho in testa: parti di dialogo, abbozzi di scene e un po’ di ricerche. Si generano così molte idee fornendomi i punti chiave da raggiungere nella storia. È caotico, però mi piace avere molto spazio in cui potermi muovere. 

Amo fare ricerche per le mie storie. Ho conversato con un ornitologo nel suo giardino, ho preso un tè con uno storico, ho visitato acquari, sono stata a esposizioni incredibili di serpenti e ho avuto una lunga conversazione al telefono con una persona affetta da prosopagnosia. 

In ogni caso, il personaggio è il re. Ed è proprio quando i personaggi sono fortemente sviluppati nella mia mente e iniziano a dettare quel che dovrebbero dire e fare che mi esalto di più. Quando una storia sta procedendo per il verso giusto, riesco a immaginare una scena. Parlo con le battute del personaggio nella mia testa e vedo quello che loro vedono. È la sensazione più bella, mi sento invece delusa quando la scrittura non ne è all’altezza.  

Durante Stranimondi, ti sei totalmente immersa nella comunità italiana della letteratura fantastica. Quali sono le tue impressioni sull’evento e sulle persone che hai incontrato? Trovi vi siano delle differenze con quel che accade in Gran Bretagna?

Ho sentito molto la mancanza delle convention in questi ultimi anni. Nel 2022 ho avuto la fortuna di partecipare alla British Fantasy Con a Londra, al Fantasticon a Copenhagen e a Stranimondi a Milano. In tutte ho ritrovato il piacere di radunarsi da parte di gente accumunata dalla medesima passione che desidera parlare di libri, film e del mestiere di scrivere. È una gioia essere in un luogo in cui riesci a stabilire subito una connessione con gli altri. Sono la linfa vitale del genere. Le prime persone ad aver comprato il mio libro che ho incontrato sono state Alberto e Elisabetta e in poco tempo ci siamo ritrovati a parlare di Clive Barker. 

Sono davvero grata al team di Stranimondi, persone che hanno dedicato così tanto tempo ad organizzare l’evento. Un ringraziamento particolare a Barbra Bucci, Marco Panvini e Andrea Vaccaro.

È sempre entusiasmante vedere insieme tutte quelle case editrici indipendenti con tutti i loro libri meravigliosi. Si percepisce perfettamente l’amore e l’orgoglio per quel che fanno. Stessa cosa riguardo agli artisti. 

Sono tornata a casa rinvigorita dall’aver parlato con lettori e scrittori (scrittori di racconti, di romanzi, di graphic novel). Ho una lista di libri da leggere laddove posso mettere le mani sulle traduzioni in inglese.

Ci diresti qualcosa a proposito dei tuoi prossimi appuntamenti e progetti?

Quest’anno mie storie sono apparse su Weird Tales, Dark Stars (a cura di John Taff) e Screams from the Dark (a cura di Ellen Datlow).

Il mio racconto “A Short History of My Mother” è stato pubblicato online sul sito The Royal Literary Fund’s Writers Mosaic. È basato su una storia raccontatami da mia madre sulla sua infanzia in India. Era andata a trovare una signora che le aveva detto di sedersi su una sedia e di non muoversi, qualunque cosa accadesse. Poggiò un piattino d’acqua al centro del salotto e arrivò un cobra a bere. Evidentemente era un visitatore regolare.

A dicembre 2022 uscirà la mia novella Pomegranates per la PS Publishing, una rilettura del mito di Persefone. È suddiviso in tre fili conduttori. Il primo è quello di Persefone che regna nell’Oltretomba dopo la morte di Ade. Ha gettato il mondo in un inverno perenne per la sua rabbia contro l’umanità che ritiene responsabile. Il secondo è quello di uno scienziato immaginario, soprannominato Bear. Mi sono presa delle libertà facendo divenire questa figura la creatrice del Deposito globale di semi delle Svaldbard (si tratta di un caveau da “giorno del giudizio” contenente semi e collocato nel permafrost artico). L’ultima parte riguarda una donna sconosciuta in un reparto psichiatrico che si fa chiamare Demetra e che racconta la propria storia in frammenti ambientati in diversi periodi di tempo. 

Un’ultima domanda. Di recente ho avuto il piacere di leggere “A Short History of My Mother”, che mi ha colpito anzitutto dal punto di vista emotivo. Mentre lo leggevo, mi domandavo quanto della cultura indiana, dove la natura è sacra e alcune specie di animali sono venerate (tra cui i cobra), ha influenzato il tuo mondo creativo e qual è il tuo rapporto con essa.

Writer Mosaic è un’iniziativa della UK’s Royal Literary Fund, e consiste in una piattaforma letteraria dove è presentato un mosaico di voci e culture provenienti da tutto il Regno Unito. Il mio racconto era stato inserito nell’edizione SF e fantasy chiamata “Sufficiently Advanced Magic”, a cura di Vassilli Christodoulou. È possibile leggere tutto, la mia storia compresa, qui: Sufficiently Advanced Magic – Writers Mosaic.

La mia è stata un’educazione molto eterogenea. I miei genitori sono induisti ma mia madre proviene da un background anglo-indiano. Io sono cresciuta nel Regno Unito e ho frequentato la Church of England School. Non sono mai stata religiosa, ma se qualcosa è sacro, allora è il mondo naturale. Credo che quel che ho ricevuto da entrambe le religioni siano le storie meravigliose (nel vero senso della parola). Il mio rapporto con i serpenti si colloca più al limite repulsivo/attrattivo della paura.

Grazie Priya, speriamo di rivederti presto in Italia!

Grazie a voi per avermi ospitato qui!

See below an interesting interview by Laura Sestri to Priya Sharma, a British author recently published by Edizioni Hypnos with her novella Ormeshadow

Priya Sharma is a British author who started writing in 2004 and was drawn to speculative fiction. “All the Fabulous Beasts” is a collection of some of her work, containing two originals and fiction that has appeared in the course of ten-year period in several anthologies and venues such as Interzone, Black Static, Albedo One and Tor.com. Published by Undertow Publications (2018), “All the Fabulous Beasts” is on the Locus Recommended Reading List of the same year, won the Shirley Jackson award for Single Author Collection and the British Fantasy Award for Best Collection. It’s going to be published in an Italian edition by Moscabianca Edizioni (translator Lucrezia Pei). (The Italian reader already know the translation of the story of “Fabulous Beasts” contained in Molotov Magazine 2, Independent Legions 2020).

Written in an elegant and almost poetic style, the stories gathered in “All the Fabulous Beasts” are particularly suitable for a deep and thoughtful reading. That it’s precisely where the whole allure and all the richness of this book lie. The themes of these stories are the diversity, the search for identity, the survival, the difficult relationship with other people, parenthood and the sense of guilt. The deep concept of “monstrosity” has a very broad spectrum and includes both the animal otherness and the human bestiality. Here have the protagonists a very deep connection with reptiles, birds, insects or with sea creatures. The author deals with important social themes, which are then projected in a dimension “at the edge of reality”, in the broadest sense of this expression.

Also her first novella, Ormeshadow (Tor.com 2019), won the Shirley Jackson award and the British Fantasy Award. It was a This is Horror Awards Nominee, it’s on the Locus Recommended Reading List, it was translated in French by Le Bélial (translator Anne-Sylvie Homassel) and finalist for Grand Prix de l’imaginaire 2022. 

The Italian edition of Ormeshadow by Edizioni Hypnos (translator Elena Furlan) was presented during Stranimondi 2022, where Priya Sharma was Guest of Honour. 

Ormeshadow is set in England, during Victorian times, and it’s the coming of age story of Gideon Belman, its young protagonist, who suddenly is forced to leave his quiet life in Bath in order to move with his parents John and Claire to Ormeshadow, a place full of myths and legends: the Orme, a dragon buried asleep pervaded by dreams of resentment, jealousy and death, is going to wake up. Or so the legends say.

A coming of age story, then, framed by a family saga that, little by little, reveals itself to the reader with all its magical and realistic implications. Through a writing that ‘reveals without saying’, Priya Sharma offers round, complex and deep characters, dealing with important and actual themes with her innate sensitivity we have come to know thanks to her beautiful stories.

Here you are what she told us about Ormeshadow and about her latest experience in Milan.

What inspired Ormeshadow and how would you describe it?

Ormeshadow is a historical family drama with a touch of fantasy. A boy called Gideon and his parents relocate from the city to the family farm in the country. There Gideon meets his paternal uncle. It’s a story about family dysfunction and storytellers. Gideon’s father teaches him the legends of the Orme, which is a piece of land to which the family is tied. 

The book was inspired by an outcrop in Wales called The Great Orme, not too far from where I live. Orme is an old Norse word for worme or dragon. It’s a beautiful landscape and it gave me the idea of a sleeping dragon being a confidant for an unhappy little boy. I love it when stories have a strong sense of place and in this case the idea grew so greatly in my mind that it became a character in its own right. 

I read a lot of Thomas Hardy growing up. He wrote in the late 1800s – very dark stories that bucked the idea of the English pastoral idyll. His work is full of the darkness and deprivation in rural life. I felt very strongly that the book shouldn’t idealise country life. 

Gideon is the protagonist of Ormeshadow. Although the story is not told in first-person, we follow the narration and all the events from Gideon’s point of view. Why this choice?

The book spans from Gideon’s childhood to being a young man. I was worried about being able to write accurately from each stage of his life but more importantly, I wanted to include details of what was happening between the adults around him which a child might not notice. 

I also wanted the sense that we are viewing him and his experiences via something much larger than himself. Perhaps the Orme itself. 

Both in “All the Fabulous Beasts” and in Ormeshadow we can see very strong female characters, who have learned to fight against adversity despite themselves. In Ormeshadow Claire is one of those. Can you talk us about these characters (in particular about Claire, maybe in comparison with Maud), and why was important to you to highlight these features?

Claire is Gideon’s mother and Maud is his aunt via her marriage to Gideon’s Uncle Thomas. 

Both women are stifled by their circumstances, and I wanted to reflect how women were often confined during that period.

Claire is a talented woman and, in another era would be able to live independently due to her skill as a seamstress. She is angry about her lack of choices in life, including to be a parent, because she isn’t a natural mother. She takes out her anger at John, her husband, on Gideon because they’re so alike. 

When she arrives at the farm she wants to be friends with Maud, and we see their friendship developing and then being stifled by Thomas because it doesn’t suit him for them to be friends. He divides and conquers. 

Claire is a very passionate person, with a different idea about how love is expressed to her husband. 

Maud is strong but quieter. She has a very tough life with a lot of loss. She’s learnt to navigate around Thomas’ volatile and abusive behaviour to try and keep them all safe. She’s isolated and brought up her children and helped run a farm. She misses female companionship. She’s also kind – she welcomes Gideon and his parents with open arms. She’s also kind to women in the village who are judged as being ‘fallen’.  

And what about the male characters, John and Thomas?

The conflict between the two brothers drives the plot. 

John was allowed to follow his ambition to be a scholar, leaving Thomas to stay an behind and look after their parents and run the family farm. When John returns years later, having abandoned his career Thomas’s resentment boils over. 

John is the more placid of the two. He’s thoughtful and a gifted storyteller. He’s not particularly verbose or demonstrative in his affections, which causes issues in his marriage to Claire. By contrast Thomas is unpredictable and passionate. He’s also cruel and abusive. He seems to care more for his sheepdogs than his family. 

John and Thomas are two sides of the same coin. Both men are clever and capable but only one is allowed to follow their dream. The sad thing is that the person that Thomas loved most was his brother and he felt betrayed when he left.

Your stories in general tends to feature a deep connection with reptiles, birds, insects or with sea creatures. Why is this aspect important to you?

“All The Fabulous Beasts”, my short story collection, is themed around animals, transformation, and monstrosity as a way to examine otherness, abuse, disability, illness, fertility, and family dysfunction.

Animals are a way of expressing that otherness but also our true natures. Transformation can reflect freedom to be who we really all.

It also helps that animals are fascinating in how their behaviour, physiology, and anatomy compares with ours. I’d recommend the documentary “My Octopus Teacher” on Netflix to everyone.

My favourite short story is “The Tiger’s Bride” from “The Bloody Chamber” by Angela Carter. She explores desire and sexuality by subverting Beauty and the Beast.

Your work can cause very strong feelings in your readers. How do you create this emotional tension? How does your profession as a doctor help you in this process?

“No tears in the writing, no tears in the reader”- Robert Frost.

Thank you so much. That’s how I hope to write. As a reader I am excited by ideas but what I remember most about a book is how it made me feel. 

I try and bring my own feelings to the page, even though they’re transformed in the act of writing. I care about my characters even when I don’t like them.

Being a GP is a privilege. You care for people at their most vulnerable. Writing and being a doctor have similar skillsets- a need for observation, curiosity, and empathy. 

How would you describe your creative process and what are the most important things you keep in mind when you write?

When I start a project I throw down everything’s that’s in my head- bits of dialogue, scene outlines, and bits of research. This generates lots of ideas and gives me the key points to hit within the story. It’s messy but I like lots of room to move. 

I love researching for stories. I’ve sat in a garden chatting with an ornithologist, had tea with an art historian, visited aquariums, been to a superb exhibition on snakes, and had a long phone call with a person who had face blindness. 

Character is king though. It’s when they’re strongly developed in my own mind they start to dictate what they’d say and do, that’s when I’m most excited. When a story is going well I can picture a scene. I’m speaking a character’s lines in my head and seeing what they see. It’s just the best feeling and I’m disappointed when the writing falls short of that. 

During Stranimondi, you experienced a full immersion in the Italian community of fantastic literature. What are your impressions about the event and the people you met? Are there any differences from what happens in Great Britain? 

I missed conventions very much during the last few years. In 2022 I’ve been lucky enough to attend British Fantasy Con in London, Fantasticon in Copenhagen, and Stranimondi in Milan. They were all the same, a coming together of likeminded people who wanted to talk about books, films, and the craft of witing. It’s a joy to be at a place where you can make instant connections. They’re the lifeblood of the genre. The first people I met who bought my book were Alberto an Elisabetta and we very quickly got on to the subject of Clive Barker.

I owe a big thanks to the Stranimondi team- people who spend so much of their time organising the event. A particular thanks to Barbra Bucci, Marco Panvini, and Andrea Vaccaro. 

It always gives me a buzz to see all the independent press together with all their beautiful books. The love and pride in what they’re doing is palpable. Same with the artists. 

I came away invigorated by talking to readers and writers (short story writers, novelists, graphic novel writers). I have a list now of recommendations to read where I can get them in the English translation.

Would you tell us something about your next meetings and projects?

This year I have stories in Weird Tales , Dark Stars (edited by John Taff) and Screams from the Dark (edited by Ellen Datlow).

I have a story online on The Royal Literary Fund’s Writers Mosaic website out soon called “A Short History of My Mother”. It’s based on a story told to me by my mother of her childhood in India. She visited a lady who told her to sit in a chair and not move, not matter what. She put down a saucer of water in the centre of her living room and a cobra came in for a drink. Apparently he was a regular visitor.

In Dec 2022- I have a novella out from PS Publishing called “Pomegranates”- a reworking of the Persephone myth. It’s told in three strands. The first is Persephone herself, who rules the Underworld after Hades has died. In her anger at mankind, whom she blames, she has cast the world into a permanent Winter. The second is from a fictitious scientist, nicknamed Bear. I have taken liberties and made them the creator of the Svalbard Seed Bank (this is a ‘doomsday’ vault of seeds set in the Artic permafrost). The final part is of an unidentified  woman in a private psychiatric unit who calls herself Demeter and tells her story in fragments set in different periods in time. 

One last question. Recently I had the pleasure to read “A Short History of My Mother”, which impressed me very much, first of all from the emotional point of view. While I was reading it I wondered how much Indian culture, where Nature is sacred and some animal species are venerated (among which cobras), has affected your creative world and what is your relationship with it. 

WritersMosaic, an initiative of the UK’s Royal Literary Fund, is an online platform for new writing from a mosaic of literary voices and cultures across the UK. This story was included in the SF and Fantasy edition, called Sufficiently Advanced Magic, guest edited by Vassili Christodoulou. You can read the whole thing, including my story here: Sufficiently Advanced Magic – Writers Mosaic

I’ve had a very mixed upbringing. My parents are Hindu but my mother was originally from an Anglo-Indian background. I grew up in the UK and went to a Church of England school. I’ve never been a religious person but if anything is sacred, then it’s the natural world. I think the thing I got from both religions were awesome (in the true sense of the word) stories. My relationship with snakes is very much on the revulsion/fascination end of the fear. 

Thank to you Priya, hope to see you again in Italy very soon!

Thank you for having me here!

Le interviste impossibili: Mary Shelley e H.P.Lovecraft

Le interviste impossibili sono il soggetto di Chi si ferma è perduto, serie animata prodotta da TIWI e trasmessa sulla piattaforma Sky sul canale Sky Arte, con otto episodi di circa venti minuti l’uno, dedicati ad altrettanti personaggi famosi, intervistati dalla “voce” di Neri Marcorè. 

Domenica 14 novembre sarà il turno di Mary Shelley (ore 20:35) e di H.P. Lovecraft (ore 20:55), con un particolare approfondimento per quest’ultimo sul periodo newyorchese e il matrimonio con Sonia Greene.

L’intera serie sarà disponibile anche On Demand.

The ”impossible interviews” are the subject of Chi si ferma è perduto, an animated serie of eight episodes on Sky Arte,also on demand, with the voice of the Italian actor Neri Marcoré. Twenty minutes for each episode, focused on eight famous people, like Mary Shelley and H.P.Lovecraft, the special guest stars on Sunday 14th November.

Hypnos Magazine 11 ora in preorder!

L’undicesimo numero di Hypnos, in uscita il 30 giugno, è ora disponibile per il pre-order a questo link.

Grande attenzione riservata al weird contemporaneo, con un’intervista esclusiva a Thomas Ligotti, i racconti Up from Slavery, di Victor LaValle, vincitore del Bram Stoker Award 2020, Sostituti, di Lisa Tuttle, tra i racconti più significativi dell’autrice e inserito nel monumentale The Weird di Jeff VanderMeer, e Subotica, di Lucio Besana, racconto vincitore dell’ultima edizione del Premio Hypnos.

Per la parte dei classici, la ghost story Sulla strada per Brighton, di Richard Middleton, e un’introduzione all’autore di Arthur Machen.

Infine terza puntata del viaggio nel museo weird di La strana storia dell’Arte, di Ivo Torello.

Qui di seguito, l’indice completo del volume:


I mostri della ragione
, editoriale di Andrea Vaccaro

Sostituti, racconto di Lisa Tuttle

Nido d’incubi. La strange fiction di Lisa Tuttle, di Laura Sestri

Strana storia dell’arte III, di Ivo Torello

Subotica, racconto di Lucio Besana

Roald Dahl e Il libro delle storie di fantasmi, di Francesco Ceccamea

Sulla strada per Brighton, racconto di Richard Middleton

Introduzione a The Ghost Ship & Other Stories, di Arthur Machen

My Work Is not Yet Done. Intervista a Thomas Ligotti, di Massimiliano Ruzzante

Weird Library, a cura di Laura Sestri

Quando le radici. Il realismo mitico di Victor LaValle, di Andrea Vaccaro

Up from Slavery, racconto di Victor LaValle

It is now availabl for preorder at this link the new issue of Hypnos Magazine, with many interesting essays, an exclusive interview to Thomas Ligotti and short stories by Lisa Tuttle, Victor LaValle, Lucio Besana, Richard Middleton. See the table of contents above. The magazine will be published on June 30th.

Figures Unseen di Steve Rasnic Tem

Valancourt Book9B4F3EC0-CF00-452D-8478-77F2AB8BE89Bs, casa editrice Americana indipendente, ha svelato la copertina del nuovo libro di Steve Rasnic Tem, definito da Dan Simmons “uno degli scrittori di letteratura fantastica più bravi e prolifici del Nord America”. Si tratta di Figures Unseen, previsto per la pubblicazione nel mese di aprile, con introduzione di Simon Strantzas.

Steve Rasnic Tem è già noto ai lettori italiani per il romanzo breve Lovecraft Museum, pubblicato da Edizioni Hypnos nella collana Visioni e per il racconto lungo Dolcetto o Scherzetto a Halloween Street di Delos Digital.

Per chi volesse saperne di più su questo interessante Autore, vi segnaliamo l’intervista di Brian M. Sammons per Dark Regions Press.

 

Valancourt Books, the American independent publisher, revealed the cover art for Figures Unseen, the last collection by Steve Rasnic Tem, to be published in April, with foreword by Simon Strantzas.

The Author is already known by Italian readers for his novella Lovecraft Museum, published by Edizioni Hypnos, and the story Dolcetto o scherzetto a Halloween street, published by Delos Digital.

For those who are interested in knowing more about this interesting Ameican writer, here a recent interview by Brian M. Sammons for Dark Regions Press.

Intervista a Anne-Sylvie Salzman

Per tutti gli appassionati di weird contemporaneo, eccovi una nuova intervista, a cura di Laura Sestri che ha incontrato, durante l’ultima edizione di Stranimondi a Milano, la scrittrice e traduttrice francese Anne-Sylvie Salzman, autrice per Edizioni Hypnos di Lacerazioni,  volume della Collana Modern Weird di Edizioni Hypnos.

Qui di seguito, il testo dell’intervista, in italiano e inglese per i nostri lettori internazionali!

 

9AD1BD0C-182C-4215-8BB6-461F6EBD92F3Anne-Sylvie Salzman occupa una posizione molto peculiare all’interno del mondo editoriale, perché in lei si concentrano più figure professionali: fondatrice e co-direttrice di Le Visage Vert, rivista letteraria e piccola casa editrice di narrativa soprannaturale; traduttrice dall’inglese al francese (finora ha tradotto più di 80 libri); scrittrice (di romanzi come Au bord d’un lent fleuve noir, Sommeil e Dernières nouvelles d’Œsthrénie, e due raccolte di racconti, Lamont e Vivre sauvage dans les villes) e autrice tradotta (in Inghilterra dalla Tartarus Press, in Italia dalle Edizioni Hypnos). Tante diverse sfaccettature che consentono ad Anne-Sylvie Salzman di avere di questa realtà una visione più che mai ampia.
Ecco l’intervista rilasciatami in occasione di Stranimondi 2017.

Com’è iniziata la tua esperienza in questo settore? E qual è il ruolo in cui ti senti più a tuo agio?
Ho iniziato a scrivere diverso tempo fa, come molti, buttando giù sconclusionati romanzi semi- psicologici. Poi, da poco compiuti i vent’anni, dato il mio interesse nella narrativa e nella letteratura di genere, ebbi un incontro importantissimo con Xavier Legrand-Ferronnière, che all’epoca era un promotore alternativo di letteratura fantastica e weird nel mondo delle fanzines. Diventammo buoni amici e lui raccolse intorno a sé molte persone interessate all’ambito, come ad esempio l’ottima traduttrice dal tedesco Elisabeth Willenz (che aveva scritto la sua tesi di dottorato su Gustav Meyrink, al quale dobbiamo il nome Le Visage vert, il trimestrale poi lanciato da Xavier). All’epoca leggevo autori vittoriani, avevo in mente qualcosa che fosse più legato al genere o al thriller, qualcosa di simile, e naturalmente che fosse legato alla letteratura fantastica, ma incontrare queste persone fu davvero il punto di partenza di un interesse ancor più grande per questo tipo di letteratura. Forse alla fine avrei comunque raggiunto questo punto, ma quegli incontri sono stati quasi un acceleratore, in un certo senso, e così ho iniziato anche a scrivere questo tipo di cose.
Prima di dedicarmi alla traduzione, scrivevo romanzi amorfi e noiosi. Non so se tradurre abbia avuto un ruolo nel miglioramento dei miei romanzi, ma questo è quel che è accaduto. La lettura era altrettanto importante e inoltre per un periodo ho recensito letteratura inglese e nordica per un mensile letterario francese, e anche questo suppongo mi abbia insegnato alcune cose. Il lavoro redazionale è venuto per ultimo.
Scrivere / tradurre / revisionare: sono cose molto diverse. Tradurre è più un mestiere per me, il lavoro redazionale è un lavoro di squadra, e scrivere è un processo piuttosto connaturato e quasi involontario (be’, questo può essere un po’ eccessivo, eppure…). Ma non riesco a concepirli davvero come ruoli o compiti. Ho lavorato alcuni anni come PR e copywriter per diverse aziende. Ecco: quello era svolgere un ruolo.

IMG_3558Edizioni Hypnos presenta qui a Stranimondi in un’unica edizione la traduzione italiana delle tue due raccolte di racconti, con il titolo Lacerazioni, tradotto da Barbra Bucci e Elena Furlan.
Questi racconti affrontano i conflitti interiori dei loro personaggi, esplorano le loro fragilità, il disfarsi di una realtà circostante, per condurci all’interno di un mondo visionario a metà tra follia e istinto. Si avverte profonda anche un’altra “lacerazione”, quella tra corpo (che spesso sanguina, che già diviene carcassa) e anima. Spetta poi al lettore il lavoro interpretativo delle suggestioni chue ricava dalla lettura, anche se, come accade nelle migliori tradizioni, “In the end it is the mystery that lasts, and not the explanation”. Anzitutto è giusta la mia lettura?

Certo, ogni lettura è corretta. La maggior parte di queste storie è anche piuttosto istintiva nel modo in cui è scritta. Ciascuna inizia sempre con un piccolo evento, un evento vero, aggiungerei. La prima storia che ho composto s’intitola Meannanaich, termine gaelico che indica il suono bizzarro delle ali del beccaccino quando compie la sua danza di corteggiamento. Il suo significato ha a che fare naturalmente con la storia, e lascio al lettore la scoperta di cosa sia, in ogni caso è stata il mio primo racconto breve (avevo scritto dei romanzi prima).
La storia mi è venuta in mente a seguito di qualcosa che avevo visto in Scozia. Si trattava davvero dell’inizio del processo immaginifico, che è pressoché inconscio, e dopo un po’ ho cominciato a dirmi: Ha forse a che fare con la cosa che ho visto? E si era fuso sia con il fatto del beccaccino, che mi era stato spiegato da un amico scozzese, sia con una passeggiata con lo stesso amico, che avevo fatto lungo la spiaggia in una serata davvero strana. E improvvisamente tutto questo aveva creato la condizione per il nascere della storia. Tutte le storie contenute in Lacerazioni hanno infatti il loro inizio nella realtà, e questa realtà viene poi abbracciata dall’immaginazione, e l’immaginazione inizia a creare cose intorno ad essa e si arriva ad un punto tale che diviene naturale per me farne una storia. Un po’ come il piccolo corpo estraneo che fa sì che l’ostrica produca una perla. Come se l’intero corpo della scrittrice, e non solo il cervello, fosse coinvolto nel processo di creazione della storia. In realtà, la maggior parte delle storie contiene anche una specie di… non ossessione, ma un filo conduttore forte riguardo al corpo: le parti del corpo, l’invasione del corpo, la deformazione del corpo. Forse è collegato al modo in cui penso di creare queste storie, nel mio corpo.

Possiamo dire che tu segua un istinto creativo quando scrivi più che un modello.
Sì, direi così. Se nulla accade, non scrivo. Ad esempio, non scrivo un racconto da due anni perché non è accaduto nulla di nuovo che potesse diventare una storia nel mio cervello.

Mi è piaciuto moltissimo il racconto Shioge, che ora mi viene subito in mente.
Sì, questo di nuovo è legato ad alcuni eventi “reali”. Ho visto qualcosa in Scozia, poi è accaduto un altro fatto, non in Scozia ma nella campagna francese. Quel tipo di cose di cui non sai se essere sicura. Ero in macchina con un amico, viaggiavamo lungo boschi e campi, e ad un certo punto abbiamo visto un po’ di persone intorno a delle pecore che sembravano molto malate. Era tutto così bizzarro perché molte di queste pecore sembravano chiaramente affette da qualche epidemia. Ma non abbiamo letto nulla in proposito sui giornali dopo. Dunque non eravamo certi di quel che avevamo visto. Però credo che si trattasse davvero di un’epidemia. Di nuovo: questo fatto è maturato in una storia su un pastore e le sue pecore,

Questa malattia è solo nella mente del protagonista, e lui la rende reale.
Sì, anche, ma forse la malattia è vera. Non lo so. In ogni caso il lettore ha ragione, io do soltanto qualcosa da leggere, poi il lettore può pensare quello che vuole. E questo è anche il modo in cui io stessa leggo.

Pur nella grande varietà di ambientazioni, personaggi, toni, è possibile rintracciare nei tuoi racconti dei motivi e temi comuni, degli aspetti che ricorrono con forza, sia fisici che interiori, come ad esempio gli occhi (che consentono da un lato il “materializzarsi” all’esterno di pensieri, sogni, incubi, mostri, dall’altro, permettono di “trovare la strada”, entrare in contatto con altre anime, spiriti, mondi); la dimensione onirica e immaginifica e, legata a questa, la follia; l’interno che diviene esterno; l’incomunicabilità; la solitudine; la maternità, l’animalità selvaggia.
In che rapporto stanno questi motivi e temi con i personaggi dei tuoi racconti e come interagiscono tra loro?

Non saprei dirlo, perché, di nuovo, c’è molta istintività nel mio processo compositivo, dunque non lo so. Credo che si cerchi quel che si vuole cercare, in un certo senso. Se sei interessato, come lo sono io, agli “occhi” come figura – ho un’ossessione per gli occhi più di quanto non la abbiano altre persone – allora il lavoro del mio inconscio e del mio cervello mi fa vedere occhi tutto il tempo nelle mie storie anche se non li voglio. Ad esempio, sto pensando a due storie “gemelle”, Memorie dell’occhio e La mano veggente: queste due storie parlano del mio trisavolo vero, e quest’uomo, guarda caso, era un fabbricante di occhi artificiali.
C’era un segreto intorno a quest’uomo, che la mia famiglia ha scoperto soltanto qualche anno fa. Quest’uomo uccise la moglie e due dei suoi figli. La sua piccolina, l’unica a sopravvivere, non ne seppe mai nulla, perché al tempo degli omicidi aveva sei mesi, e la famiglia l’aveva portata lontano, in Corsica, il padre era originario di lì. Venne portata in un convento e là nessuno le disse cosa era accaduto alla sua famiglia. Le dissero solo che la madre era morta quando lei nacque e che suo padre era morto qualche anno dopo per il troppo bere. Non ha mai saputo di aver avuto dei fratelli, né che suo padre avesse ucciso tutti tranne lei.
Forse qualcuno dirà che c’è una parte del cervello della bambina che ha ricordato, e così quella conoscenza della storia è stata trasmessa a diverse persone nella famiglia ed ecco spiegato il mio interesse in cose terribili, nell’orrore, negli occhi… chi può saperlo? Questa è una di quelle coincidenze molto disturbanti, e le mie storie ne sono piene.

Stai lavorando su qualche nuovo progetto come autrice?
Sì, sto lavorando a due cose: una è un romanzo che immagino di scrivere da anni, ma è un processo molto lento, sono riuscita a scrivere la prima parte, ora devo scrivere la seconda e la terza e poi, a un tratto, mi sono accorta che alcune cose che stavo facendo al di fuori da questo progetto potevano rientrare anche nel romanzo, così sarà un romanzo in quattro parti. Non so esattamente che tipo di struttura avrà. Al momento sembra davvero che io sia in una cucina con molte pentole che bollono, e a un certo punto dovrò mescolare tutto insieme. Forse sarà un’enorme catastrofe, o forse qualcosa d’interessante.
Sto scrivendo anche un altro romanzo con un amico, lo scrittore William Charlton [che ha tradotto Darkscapes]. Abbiamo già scritto una storia di fantasmi insieme, Double. Ora siamo orientati verso qualcosa che è più simile a un horror cosmico.

È difficile scrivere insieme a un altro scrittore?
Non con lui perché siamo simili ma anche molto diversi. Scriviamo in modo completamente differente e questo lo rende più semplice. Se fossimo stati un po’ più simili, probabilmente sarebbe stato più noioso, più difficile, ci saremmo magari messi in competizione. Lui scrive molto, insegna Filosofia, ha molti interessi, è un narratore molto bravo, ha orecchio per i dialoghi, ne scrive di molto divertenti, diciamo che è molto dotato nel “settore del divertimento”. Siamo una specie di scrittori complementari. Anche lui scrive racconti, pubblicati dalla Tartarus Press.
Questi sono i due progetti. In realtà ce n’è un altro, un racconto horror breve e leggermente sopra le righe. Non so come gestire tutto allo stesso tempo, ma devo fare tutte queste cose. È passato molto tempo da quando ho completato qualcosa, quindi questa è la giusta direzione per tornare in campo.

Come traduttrice utilizzi un altro nome, Anne-Sylvie Homassel.
C’è un motivo particolare nel sottolineare questa distinzione professionale con una distinzione onomastica?

Anne-Sylvie Homassel è il mio vero nome. Sì, credo di aver voluto fare una distinzione tra le due me, la scrittrice e la traduttrice. Non volevo però che la distinzione fosse troppo ampia, e infatti “Salzman” è la traduzione di “Homassel”; non so se sia davvero così, l’origine del nome è oscura, “Saltman” è una sorte di falsa etimologia. Descrive però l’alterità, ideale quando penso a me come scrittrice. Sono la stessa persona ma leggermente diversa, quindi va bene avere nomi leggermente diversi.

Quanta parte hanno avuto nella tua formazione come autrice le tue traduzioni di autori quali Mary Shelley, Lord Dunsany, Fritz Leiber, Arthur Machen, Robert Louis Stevenson, H.G. Wells, Wilkie Collins, Jack London, Oliver Onions e Thomas Ligotti, per citarne solo alcuni?
Enorme, credo. Probabilmente le prime, la prima traduzione è forse la più importante di tutte le altre.

La prima è stata quella di Fritz Leiber?
La prima, la vera prima traduzione non è stata quella di Fritz Leiber (ma la sua è stata la prima traduzione di narrativa pubblicata). Prima ho tradotto un saggio filosofico, che è stato la mia prima vera traduzione, di George Berkeley, uno scrittore davvero raffinato, estremamente interessante, e connesso anche con la visione e con l’“occhio”. Un’altra coincidenza interessante.
Poi ho tradotto un altro autore che non è nella lista: Max Beerbohm, che potrebbe essere quasi un modello, il suo inglese è terribilmente sofisticato, arguto e allo stesso tempo così preciso. Naturalmente, gli autori che traduci ti insegnano anche dei trucchi, che puoi applicare o meno, ma comunque ti nutrono. Se traduci tanto, a volte non avverti molto il bisogno di scrivere, e questo può essere un po’ pericoloso. Se fai entrambe le cose, scrivere e tradurre, devi bilanciare le due attività. Non lasciare troppo che gli scrittori che stai traducendo ti invadano, prova ad imparare da loro e cerca di esser loro fedele, così come a te stesso. Naturalmente impari anche da chi scrive nella tua stessa lingua.

A volte diviene difficile ascoltare la propria voce?
Forse hai meno energie per la tua scrittura, ecco perché devi bilanciare e, di tanto in tanto, devi fermarti. Devo smettere di tradurre cose che mi coinvolgono e fare magari una traduzione più leggera, una traduzione che non sia troppo difficile o magari un saggio invece che narrativa. Ad ogni modo nel complesso è semprej andato tutto bene. I vantaggi sono davvero maggiori rispetto agli svantaggi. Penso di aver imparato moltissimo, ad esempio, da Lord Dunsany, o da Beerbohm, anche nel modo in cui narrare. Tutti questi autori sono narratori. Ma naturalmente apprendi molto anche come lettore. Leggere libri rimane il modo migliore di mantenere la tua lingua, non necessariamente la tua immaginazione nel modo in cui ho descritto il processo immaginifico. Molto semplicemente: leggere e tradurre ti insegnano come usare le parole.

Hai tradotto molte opere appartenenti alla letteratura fantastica in lingua inglese. Qual è la situazione attuale invece in Francia per quel che riguarda questo ambito? Vi è come in Italia una vivace nicchia – seppur con le sue difficoltà – come ad esempio mostra questo evento?
Sì, ne ho parlato con un bel po’ di gente qui. Spero che il fantastico e il weird siano ora tornati più in campo. La Francia era un paese in cui la letteratura fantastica, la narrazione fantastica, era molto forte (Maupassant, Erckmann-Chatrian, Nodier, Nerval, Alexandre Dumas, Gautier, e anche molte donne erano del settore, anche attraverso il Simbolismo, la musica, la pittura). D’improvviso si ha quest’atmosfera estremamente nutritiva per la letteratura fantastica. E si ha l’impressione che tutto svanisca dopo la Prima guerra mondiale, non proprio svanito ma retrocesso a nicchia. Questa realtà ha abbandonato l’ambito letterario, è stata espulsa dalla letteratura mainstream ed è divenuta una nicchia, fondendosi inoltre con lo sviluppo dell’horror americano.
All’improvviso senti dire: “È roba straniera, è commerciale, non è letteratura di qualità”. Questa è la situazione con cui avevamo a che fare dagli anni Sessanta in poi, la letteratura fantastica era piuttosto marginalizzata, ed era apparentemente cattiva letteratura. Penso però che anche allora fosse buona letteratura, è ancora buona letteratura. Si trattava solo di un modo in cui le case editrici o il pubblico in generale o i critici letterari volevano organizzare il settore. Abbiamo ancora un po’ di quella distinzione, così abbiamo la grande littérature, o letteratura mainstream, che non è necessariamente così grande, e abbiamo il genre, ma non è neanche compreso come tale. Ad esempio, uno degli autori che vende di più in Francia è uno scrittore di letteratura fantastica, Bernard Werber. Qualcuno potrebbe dire: “Sì, ma è letteratura commerciale. Puoi farci il nome di un bravo scrittore francese specializzato in fantastico o weird?” Ce ne sono diversi. Qualcuno come Antoine Volodine, che si ritiene sia mainstream, proviene dalla science-fiction e quel che scrive è fantastico in sé, ha creato questo mondo tutto suo del post-esotismo, inventando questo concetto perché non vuole essere compreso all’interno di un genere limitato e così ha creato un genere di cui è l’unico rappresentante. È uno dei migliori scrittori che abbiamo. C’è anche Céline Minard, che può muoversi all’interno di generi diversi, è un’amante del fantastico e sa scrivere narrativa fantastica. Ci sono anche molti giovani scrittori, ora mi viene in mente Romain Verger, che potresti far rientrare nel mainstream ma che per argomenti e per il modo in cui scrivono appartengono invece al fantastico o al weird. Il pubblico non ha mai fatto troppa distinzione, e il mondo dell’editoria sta riflettendo su questo aspetto e sta rendendo il fantastico e il weird non così estraneo. Penso che stiamo tornando a una situazione più interessante, dove ancora abbiamo nicchie, ma i limiti tra di esse sono un po’ più vaghi.

Grazie ancora a Anne-Sylvie Salzman!

 

826AC1EE-FD13-4970-9B67-304A99EE2EBBAnne-Sylvie Salzman plays a very interesting role in the publishing world. She founded and currently co-directs Le Visage Vert, a literary magazine and small press on supernatural fiction. She is a translator from English into her mother tongue, French (she’s translated so far more than 80 books), she is a writer (of novels, Au bord d’un lent fleuve noir, Sommeil and Dernières nouvelles d’Œsthrénie, and of two story collections, Lamont and Vivre sauvage dans les villes), she is a translated author (Tartarus Press in Great Britain and Edizioni Hypnos in Italy have translated her story collections).
So many different facets which allow Anne-Sylvie Salzman to have a full understanding of this matter.
Here’s the interview we did at Stranimondi 2017.

How did you start your experience in this field? Is there any role you feel more comfortable in?
I started writing quite a long time ago, like a lot of people, writing rambling semi-psychological novels, and when I was in my early twenties, because I was always interested in narrative and genre literature, I had a momentous encounter with Xavier Legrand-Ferronnière, who was at the time an underground promoter of fantastic and weird literature in the world of fanzines. We became good friends and he gathered around himself a number of people who also were interested into that — for instance, a great translator from the German, Elisabeth Willenz, (she wrote her PhD on Gustav Meyrink, to whom we owe the name of the Visage vert, the quarterly Xavier launched later on). At the time I would read all the Victorians, I had something in mind which was more interested into genre or thriller, or this kind of things, and of course in fantastic literature, but meeting these people was really the starting point of a much stronger interest into that kind of literature and probably I would have at the end eventually reach that point, but meeting them was a sort of accelerator, in a way, and then I started also to write this kind of things.
I was writing amorphous and boring novels before taking to translation. I don’t know whether translating played a part in the novels getting better, but that is what happened. Reading was equally important–on top of that I was, for a while, reviewing English and Nordic literature for a French literary monthly and I guess this, too, taught me a few things. Editing came last. / translating / editing: these are very different things. Translation is more like a craft to me– editing is a team work–and writing is a rather organic and almost unintentional process (well, that may be slightly exaggerated. But still…) And I cannot really envision them as roles or parts. I spent a number of years working as a PR / copywriter for sundry companies: now that was playing a part.

Here at Stranimondi Edizioni Hypnos presents – in a single edition – the Italian translation of your two stories collections, under the title “Lacerazioni”, translated by Barbra Bucci and Elena Furlan.
These stories face the inner conflicts of their characters and explore their weakness, the disintegration of the surrounding reality, and they bring us inside a visionary world halfway between madness and instinct. We also perceive another “laceration”, that one between body (which often bleeds, which is already a carcass) and soul. It is left to the reader then the interpretive labour, even if, as it always happens in the best traditions: «In the end it is the mystery that lasts, and not the explanation».
First of all, is my reading correct?

Yes, any reading is correct. Most of these stories are also pretty instinctive in the way they were written. They always start with a small phenomenon, a real phenomenon, I would say. The first story I wrote was the one called Meannanaich, a Gaelic world, which indicates the bizarre noise of the wings of the snipe, when it performs its nuptial dance – it has a meaning which of course has to do with the story, I let it to the people to discover what’s in the story – but it was my first short story (I had only written novels before that). The story came to my mind because of something I saw in Scotland. It was really the beginning of the process of imagination, which is almost unconscious, and after a while I started saying to myself: Has it something to do with the thing I saw? And it also conflated into the phenomenon of the snipe, which was explained to me by a Scottish friend of mine, and also into a visit I made with the same friend one very weird evening along the beach. And all of a sudden this created the condition of being for that story. In fact, all the stories in Lacerazioni have a beginning in reality and this reality is being then embraced by the imagination and the imagination starts to create things around that and at one point is natural enough for me to make a story out of that. That’s how it works. A bit like the tiny foreign body which causes the oyster to make a pearl. As if the whole body of the writer, and not only the brain, was involved into the story- making process. As a matter of fact, most of the stories also contained a sort of… not obsession, but a strong theme around the body: body parts, body invasion, body deformation. Maybe it’s linked with how I think I make these stories, in my body.

Then you follow a creative instinct when you write, and not a pattern.
I would say so. If nothing happens I don’t write. For instance, I haven’t been writing a short story for two years because nothing new has happened which made a story in my brain.

I really love the story called Shioge, which comes to mind right away.
Yes, that’s again linked with a few ‘real’ events. I saw something in Scotland, then another thing happened, not in Scotland but in the countryside of France. That kind of things you’re not really sure about. I was in a car with a friend, we were driving along woods and fields, and then we saw a number of people tending extremely hill-looking sheep. It was so bizarre, because many of these sheep were obviously affected by some sort of epidemic. But we couldn’t read anything about an epidemic later on the newspapers. So we doubted about what we saw. But I think it was that, an epidemic. Again, this matured into the story about the shepherd and his sheep, Shioge.

This illness is only in the mind of the protagonist, and then he makes it real.
Also yes, but maybe the illness is true, I don’t know. In any way the readers are right, I just give them something to read, they can think whatever they want. And that’s how I read as well.

Even in the great variety of settings, characters and tones, it is however possible in these stories to track down common themes and motifs, common aspects which recur intensely, both physical and internal, such as for example “the eyes”, the dreamlike and imaginative dimension.
We find the madness; the inside which becomes the outside; the incommunicability; the solitude; the maternity; the savage animality.
Which is the relationship between the themes and the characters of your stories and how do they interact?

I wouldn’t know, because again there’s a very much of instinctive process, so I don’t know. I think, you do look for what you’re looking for, in a way, of course. If you’re interested, as I am, in “eyes” as a figure, I’m more obsessed with eyes that most people are, then the working of unconscious and of the brain bring eyes all the time in my stories even if I don’t want them. For instance, I’m thinking about the two ‘twin’ stories Memorie dell’occhio e La mano veggente: these two stories are about my grand-grand-grand-father in real life, and this man was, as it happens, a maker of artificial eyes. There was a secret about this man, which my family discovered only a few years ago, and it is that this man had killed his wife and two of his children. His baby daughter, the one who survived, never knew about that, because at the time of the murder she was six months old, and the family took her away to Corsica, where her father was from, she was brought into a convent and there nobody told her what happened to her family, they told her that her mother died when she was born and that the father died a few years later drinking himself to death. She never knew she had had siblings, and she never knew that her father killed everyone but her. Maybe some people would say that there’s a part of the brain of that child that remembered it, and so the knowledge of the story passed on to different persons in the family and so that’s why I am interested in terrible stuff, in horror, in eyes… who knows? This was one of the coincidences which were pretty troubling as well, and my stories are full of them.

Are you working on something new as a writer?
Yes, I’m working on two things: one is a novel I’m suppose to be writing since ages, but it’s a very slow process, I managed to write the first part, now I have to write the second and the third part and then all of a sudden I realized that things I was doing outside could also be part of that novel, so it’s going to be a fourth part novel. I don’t know exactly what its structure is going to be, at the moment it really looks like I’m in the kitchen with many boiling pots, and at one point I have to mix them. Maybe it’s going to be a huge catastrophe, maybe something interesting. And I’m writing an other novel with a friend, William Charlton [who translated Darkscapes]– we already wrote a ghost story together, Double. Now we’re heading towards something which is more of a cosmic horror sort.

Is it difficult to write together with an another writer?
Not with him, because we’ve got similarities and also a lot of differences, we write completely differently, and this makes it easier. If we were a bit much more alike, it would probably be more boring, more difficult, because we would maybe compete. He writes a lot, he teaches Philosophy, he has a lot of interests, he’s a very good storyteller, he has an ear for dialogue, he can write really funny dialogues, he’s very gifted in “the fun department”. We are a sort of complementary writers. He wrote short stories as well, published by Tartarus Press. These are the two projects, these and– yes, in fact there is a third one, a short and slightly over-the-top horror story. I don’t know how to manage all that at the same time, but I have to do all of these things. It’s been a long time since I haven’t finished something, so this is the good direction to get back in the field.

As a translator, you work from English using the pen name Anne-Sylvie Homassel.
Is there a reason why you underline this professional distinction with an onomastic one?

Anne-Sylvie Homassel is my real name. Yes, I think I wanted to make a distinction between the two me, the writer and the translator. I didn’t want the distinction to be that wide, in fact “Salzman” is the translation of “Homassel”, I don’t know if it’s really so, the origin of the name is obscure, “Saltman” being a kind of fake etymology. It describes alterity, which is a good thing when I think of myself as a writer. I’m the same person but slightly different, so it’s good to have slightly different names.

In your education as an author, how important were your translations of writers such as, for example, Mary Shelley, Lord Dunsany, Fritz Leiber, Arthur Machen, Robert Louis Stevenson, Wilkie Collins, Jack London, Oliver Onions and Thomas Ligotti? To cite just a few.
Hugely important, I guess. Probably the first ones, the first translation is probably more important than the rest.

The first was Fritz Leiber?
The first, the real first was not Fritz Leiber (but he was the first published translation of fiction). Before that, I have translated a philosophy essay, which was my real first translation, of George Berkeley, a really fine writer, extremely interesting, and also someone who is connected with vision and “the eye”, another interesting coincidence. And someone, who is not in the list: Max Beerbohm, he could be some sort of model, his English is so crazily refined, witty and at the same time so precise. Of course, the people you’re translating are also teaching you some of the tricks, you apply them or not, but still it feeds you. If you translate a lot sometimes you don’t feel so much the need to write, which can be slightly dangerous. If you do both, if you write and translate, you have to balance the two activities. Try not to let too much of the writers you’re translating invading you, try to learn things from them and try to be faithful to them and to yourself as well. Of course you also learn things from the people who write in your own language.

Does it sometimes become difficult to listen to your own voice?
You probably have less energy for your own things, so you have to balance, from time to time you have to stop. I have to stop translating things which get into me, and take on a lighter translation, a translation which is not so difficult or essay instead of fiction. But on the whole it has been all right. The benefits are really far bigger then the inconveniences, I think I’ve learnt a lot from, for example, Lord Dunsany, or Beerbohm, but also in how you narrate things. All these people are narrators. But of course you learn a lot of things also as a reader. Reading books remains the best way, how to keep on with your own language, not necessarily your imagination as I described the process of imagination. Very simply, reading and also translating teach you how to use words.

You have translated many English books of fantastic literature. What can you tell us about the present situation regarding this field in France instead? Is it like in Italy, where we have a vibrant niche – even though with its difficulties – as, for example, this event shows?
Yes, I have discussed that with quite a lot of people here. I hope fantastic and weird are now far more back in the field. France used to be a country were fantastic literature, fantastic narration was very strong (Maupassant, Erckmann-Chatrian, Nodier, Nerval, Alexandre Dumas, Gautier, also a lot of women were in that field, also with the Symbolism, in music, in painting). All of a sudden you had this atmosphere, which was extremely nutritious for fantastic literature. And you get the impression it all died down after the First World War, not really died down but it went back to a niche. It left the literary field, it was expelled from mainstream literature and became a niche, and it also became mixed with the development of the American horror. All of a sudden: “Ah, it’s a foreign thing, it’s commercial, it’s not good quality literature”. This was the situation we had to deal with from the Sixties to now, fantastic literature was pretty marginalized, and it was supposedly bad. But I think even at that time it was good literature, it’s still good literature. It was just a way the publishing houses or the general public or literary critics or whatever wanted to organize the field. We still have a bit of that distinction, so that we have la grande littérature, or mainstream literature, which is not necessarily that great, and we have this genre, but it is not even acknowledged as such. For instance, one of the best selling authors in France is a writer of fantastic literature, Bernard Werber. People would say: “Yes, but it’s commercial literature. Can you name us one good French writer, who’s specialized in fantastic or in weird?” There are quite a lot of them. Someone like Antoine Volodine, who’s supposed to be a kind of mainstream, he comes from science-fiction, and what he writes is fantastic in itself, he built his own world of post-exoticism, inventing this concept because he didn’t want to be understood in a sort of limited genre and so he created a genre of which he’s the only representative. He’s one of the best writers we have. There’s also Céline Minard, she can apply to different genres, she’s a lover of the fantastic genre and she can write fantastic. There are a lot of young writers, — Romain Verger comes to mind — who you could classify into mainstream, but by their subjects, by their way of creating, they belong instead to fantastic or weird. The public never made so much difference, and the world of publishing is thinking about that, and making weird and fantastic not so extraneous. I think we’re getting back to a more interesting situation, where we still have niches, but the limits between niches are a little bit more fuzzy.

Thank you so much, Anne-Sylvie Salzman!

This Is Horror incontra Victor LaValle

L’ospite della puntata #161 di This Is Horror, il celebre podcast inglese dedicato alla letteratura weird e horror, è lo scrittore Victor LaValle.

Durante la puntata LaValle discute dell’ultimo romanzo The Changeling, dLa ballata di Black Tom (pubblicata in Italia da Edizioni Hypnos), di H.P.Lovecraft, del concetto di horror e molto altro.

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In the episode #161 of This Is Horror podcast, Victor LaValle talks about his latest novel The Changeling, his novella The Ballad of Black Tom (published in italian by Edizioni Hypnos), H.P.Lovecraft, the popular misconceptions about horror and much more.

 

Podcast con John Langan

IMG_3155John Langan parla del suo ultimo romanzo, The Fisherman, al podcast di This is Horror.

Nella puntata anche le sue riflessioni su come “allenare” la mente per le buone idee e la scrittura creativa.

Il podcast è disponibile a questo link.

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John Langan talks on This Is Horror’s podcast about his last novel, The Fisherman, how to train the mind for good ideas and creative writing.

The podcast is available at this link.

 

 

Intervista con Kij Johnson

img_9986Segnaliamo un’interessante intervista condotta da Weird Fiction Review con Kij Johnson, autrice americana di romanzi e racconti fantasy e di fantascienza apparsi anche su riviste come Amazing Stories, Analog, Fantasy & Science Fiction, e molte altre. Johnson ha vinto, nella sua carriera, vari premi tra cui World Fantasy, Nebula, Hugo, e Theodore Sturgeon Memorial Awards.

Il suo ultimo libro, The Dream-Quest of Vellitt Boe,  è una rivisitazione in chiave moderna del romanzo The Dream-Quest of Unknown Kadath di H.P.Lovecraft.

Per maggiori informazioni sull’autrice, http://www.kijjohnson.com.
Here the link to an interesting interview by Weird Fiction Review to Kij Johnson, author of several novels and dozens of short stories of fantasy and science fiction.

Since selling her first story in 1987, her works have appeared in numerous noteworthy outlets, such as Amazing Stories, Analog, Fantasy & Science Fiction, and many others. Johnson has won numerous honors in the genre, including the World Fantasy, Nebula, Hugo, and Theodore Sturgeon Memorial Awards.

Her latest novella, The Dream-Quest of Vellitt Boe, is a modern take on a Lovecraft classic, The Dream-Quest of Unknown Kadath.

More information about the author can be found at http://www.kijjohnson.com

Simon Strantzas su Weird Magazine

imageWeird Magazine ha pubblicato un’intervista con Simon Strantzas, scrittore canadese di weird e horror, nonché celebre curatore e fondatore della rivista di critica letteraria “Thinking Horror”.

Strantzas, la cui ultima raccolta Soli Carbonizzati (Burnt Black Suns) è stata di recente pubblicata in Italia per Edizioni Hypnos, descrive le principali differenze tra le sue antologie di racconti, i suoi progetti futuri e parla della sua visione riguardante l’ispirazione letteraria e del concetto di “weird” e di “inconoscibile”.

 

Oltre all’antologia Soli Carbonizzati, Edizioni Hypnos ha pubblicato altri racconti di Strantzas: “Freddo al tatto” e “Luce morente”all’interno della rivista Hypnos 4, e “Il diciannovesimo gradino” in Nuovi Incubi.

weirdmagazine

Weird Magazine presents an interview with the canadian writer Simon Strantzas, author of weird and horror literature, well know editor, and founder of the literary magazine “Thinking Horror”.

Strantzas talks about Soli Carbonizzati (Black Burnt Suns), his last anthology published in Italy by Edizioni Hypnos, and also about his vision of weird and horror literature, his projects for the future and his inspirations.

The italian readers can find more stories by Simon Strantzas in Hypnos Magazine 4 (“Freddo al tatto” and “Luce morente”) and in the volume Nuovi Incubi (“Il diciannovesimo gradino”), both published by Edizioni Hypnos.

 

 

 

Nasce WeirdMagazine

Segnaliamo la nascita di una nuova webzine, WeirdMagazine, rivista dedicata all’horror e al weird.

La rivista è curata da Alessandro Iascy, già noto per la webzine di fantascienza Andromeda (che presto diventerà anche cartacea, grazie ad Ailus Editrice) e la webzine True Fantasy.

Tra gli ultimi articoli, segnaliamo “Thomas Ligotti: Il Teorico del Weird” di Cesare Buttabuoni e le interviste con Claudio Vergnani e Paolo Di Orazio.

weirdmagazine

A new webzine is born: it is Weird Magazine, focused on horror and weird literature.

The webzine is edited by Alessandro Iascy, well known by the readers of fantastic literature for its webzines on science fiction, Andromeda (soon in paper edition thank to Alius Editrice) and fantasy, TrueFantasy

In WeirdMagazine you can find many weird topics and we recommend our readers to check out the latest post, with one interesting article on Thomas Ligotti by Cesare Buttabuoni and two interviews with Claudio Vergnani and Paolo Di Orazio.